appalti riservati

Redazionale

Il decreto legislativo 50 del 18 aprile 2016, conosciuto come il codice degli appalti, contiene una serie di strumenti che la pubblica amministrazione può utilizzare in funzione delle proprie esigenze o per promuovere l’inserimento di persone svantaggiate nel mercato del lavoro, uno di questi strumenti è dato dall’articolo 112.

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Fonte:
– decreto legislativo 50 del 18 aprile 2016.

Sito di ricerca:
www.normattiva.it

www.anticorruzione.it


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L’articolo 112 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 prevede la possibilità di riservare l’esecuzione del contratto a favore di alcune categorie di operatori il cui scopo sia quello di promuovere l’inserimento nel mercato del lavoro di persone socialmente svantaggiate. Fra queste categorie di operatori economici rientrano le cooperative sociali istituite con la legge 381 del 8/11/1991 che si distinguono in :
1) la gestione di servizi educativi e socio-sanitari;

2) svolgimento di attività diverse con lo scopo di avviare al lavoro persone svantaggiate come ad esempio, gli invalidi civili, invalidi psichici e sensoriali, ex degenti dimessi da ospedali psichiatrici seguiti da assistenti sociali, soggetti che si trovano in determinati trattamenti psichiatrici ma non socialmente pericolosi, i tossicodipendenti e gli alcolisti in fase di trattamento medico e psichiatrico, ex detenuti o internati in istituti penitenziali con permesso di lavoro, persone con delle condanne penali ammessi alle misure alternative alla detenzione.

In funzione del tipo di contratto oggetto di gara, le stazioni appaltanti possono utilizzare il predetto articolo 112 in diversi modi:
1) negli appalti sotto soglia comunitaria.
In questo caso, è possibile stipulare convenzioni per l’affidamento diretto di contratti con delle cooperative sociali composte da un alto numero di persone svantaggiate, non inferiore al 30% sul totale dei dipendenti, a condizione che le persone svantaggiate siano anche soci della medesima cooperativa.

2) negli appalti sopra soglia comunitaria.
Gli enti appaltanti possono introdurre delle clausole contrattuali che obbligano l’aggiudicatario ad utilizzare un certo numero di persone svantaggiate. Questa particolare clausola deve essere indicata nel bando di gara.

Nel quadro applicativo dell’articolo 112 del D.lgs. 50/2016 rientrano anche le imprese sociali istituite con il decreto legislativo 155 del 24 marzo 2006. Queste imprese esercitano un’attività finalizzata alla produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, con prevalenza di un’interesse sociale generale senza fini di lucro o che destinano gli utili e gli avanzi di gestione per lo svolgimento dell’attività oppure, ad incremento del patrimonio con finalità sociali. In particolare, la qualifica di impresa sociale può essere acquisita se il fine è quello dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati o disabili ed anche in questo caso, i lavoratori impiegati non devono essere inferiori al 30% sul totale delle persone impiegate, assunte con un regolare contratto di lavoro a tempo indeterminato. Nella norma dell’articolo 112 sono citati anche i “laboratori protetti”; questi, sono soggetti giuridici che esercitano in via stabile, continuativa e principale un’attività economica organizzata finalizzata all’inserimento nel lavoro di persone disabili portatori di handicap intellettivo, persone non vedenti o sordomute, persone affette da minorazioni fisiche in genere o con accertate condizioni psichiche o sensoriali svantaggiate; il riferimento legislativo è la legge 68 del 12 marzo 1999. Sotto tutti questi aspetti, con l’articolo 112 del codice appalti il legislatore ha voluto dare uno strumento alle stazioni appaltanti per riservare l’esecuzione di contratti a persone che per la loro condizione sono considerate “svantaggiate”, in un contesto di programma sociale a favore di persone che per motivi vari non potrebbero esercitare un’attività professionale.

Qui di seguito Vi riportiamo il testo del citato articolo 112 ed alcune massime dell’Autorità nazionale anticorruzione.

decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50
Art. 112 (Appalti e concessioni riservati)

1. Fatte salve le disposizioni vigenti in materia di cooperative sociali e di imprese sociali, le stazioni appaltanti possono riservare il diritto di partecipazione alle procedure di appalto e a quelle di concessione o possono riservarne l’esecuzione ad operatori economici e a cooperative sociali e loro consorzi il cui scopo principale sia l’integrazione sociale e professionale delle persone con disabilita’ o svantaggiate o possono riservarne l’esecuzione nel contesto di programmi di lavoro protetti quando almeno il 30 per cento dei lavoratori dei suddetti operatori economici sia composto da lavoratori con disabilita’ o da lavoratori svantaggiati.

2. Ai sensi del presente articolo si considerano soggetti con disabilita’ quelli di cui all’articolo 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68, le persone svantaggiate, quelle previste dall’articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in eta’ lavorativa in situazioni di difficolta’ familiare, le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all’esterno ai sensi dell’articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354 e successive modificazioni.

3. Il bando di gara o l’avviso di preinformazione danno espressamente atto che si tratta di appalto o concessione riservata.

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Vi riportiamo alcune massime dell’autorità nazionale anticorruzione sul tema degli appalti riservati; come potrete constatare queste massime sono riferite all’articolo 52 del decreto legislativo 163/2006 (codice appalti) che sono stati abrogati dal decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50; il predetto art. 52 del D.lgs. 163/2006 è stato abrogato e sostituito dall’art. 112 Dlgs. 50/2016 il cui testo è pressoché identico al precedente. Dovete avere pazienza per il modo arzigogolato di illustrare la situazione ma qui in Italia si riforma tutto per non cambiare niente nella sostanza.

dal sito ANAC – www.anticorruzione.it

Determinazione n. 2 del 23/01/2008
“Possono essere riconosciuti laboratori protetti  ai sensi dell’articolo 52 del D.lgs. 163/2006 s.m.i.  i soggetti che possiedono cumulativamente i seguenti requisiti:
essere un soggetto giuridico, costituito nel rispetto della vigente normativa, che esercita in via stabile e principale un’attività economica organizzata;

prevedere nei documenti sociali, tra le finalità dell’ente, quella dell’inserimento lavorativo delle persone disabili;
avere nel proprio ambito una maggioranza di lavoratori disabili che, in ragione della natura o della gravità del loro handicap, non possono esercitare un’attività professionale in condizioni normali.
Possono avvalersi della riserva a favore dei programmi di lavoro protetti anche i soggetti giuridici diversi dai laboratori protetti che ricorrono, per l’esecuzione dello specifico appalto, all’impiego, in numero maggioritario, di lavoratori disabili che, in ragione della natura o della gravità del loro handicap, non possono esercitare un’attività professionale in condizioni normali, anche sulla base di accordi conclusi con soggetti operanti nel settore sociale, Il ricorso alle procedure di cui all’art. 52 del codice richiede:
la pubblicazione del bando con la finalità di rendere noto l’appalto ai soggetti interessati;

la previsione dei requisiti di partecipazione (di ordine generale e di ordine speciale) in maniera analoga agli appalti non riservati nel rispetto del principio di proporzionalità.”

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Parere di precontenzioso n. 38 del 18/03/2009

“In materia di appalti riservati, e in particolare degli affidamenti a favore di cooperative sociali, è conforme alla normativa di settore il divieto di avvalimento dei requisiti tecnico organizzativi (servizi analoghi già svolti).  Tale deroga appare legittima soprattutto in considerazione della ratio legis, secondo un pacificio orientamento, va individiata nella immediata finalizzazione delle convenzioni stipulate ai sensi della normativa nazionale e regionale sulle cooperative sociali a creare opportunità di lavoro per persone socialmente svantaggiate e, dunque, nella finalità di interese generale di favorire l’inserimento nel mercato del lavoro di soggetti a rischio di esclusione sociale.”

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Parere di precontenzioso n. 40 del 02/04/2009

“Ai fini della partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica in materia di appalti riservati, è conforme alla normativa di settore la previsione del bando di gara che prescrive per le cooperative sociali l’iscrizione a uno specifico albo regionale.”

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Deliberazione n. 83 del 16/12/2010

“La disciplina delle cooperative sociali, di cui alla legge n. 381/1999, prevede l’assegnazione di contratti in via diretta ovvero la stipula di convenzioni con tali cooperative solo in presenza di tre condizioni simultanee:
A) appalto di importo inferiore alla soglia comunitaria;

B) altri servizi, diversi da quelli socio sanitari;
C) appalto finalizzato all’inserimento di persone in condizioni di svantaggio sociale.”

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Un’altro settore che può essere oggetto di appalto riservato è quello dei servizi sociali di utilità pubblica. Vi riportiamo il testo integrale della norma, per ogni Vostra deduzione:

decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50
Art. 143 (Appalti riservati per determinati servizi)

1. Le stazioni appaltanti possono riservare alle organizzazioni di cui al comma 2 il diritto di partecipare alle procedure per l’aggiudicazione di appalti pubblici esclusivamente per i servizi sanitari, sociali e culturali di cui all’allegato XIV, identificati con i codici CPV 75121000-0, 75122000-7, 75123000-4, 79622000-0, 79624000-4, 79625000-1, 80110000-8, 80300000-7, 80420000-4, 80430000-7, 80511000-9, 80520000-5, 80590000-6, da 85000000-9 a 85323000-9, 92500000-6, 92600000-7, 98133000-4, 98133110-8.

2. Gli affidamenti di cui al comma 1 devono soddisfare tutte le seguenti condizioni:
a) l’organizzazione ha come obiettivo statutario il perseguimento di una missione di servizio pubblico legata alla prestazione dei servizi di cui al comma 1;
b) i profitti dell’organizzazione sono reinvestiti al fine di conseguire l’obiettivo dell’organizzazione. Se i profitti sono distribuiti o redistribuiti, cio’ dovrebbe basarsi su considerazioni partecipative;
c) le strutture di gestione o proprieta’ dell’organizzazione che esegue l’appalto sono basate su principi di azionariato dei dipendenti o partecipativi, ovvero richiedono la partecipazione attiva di dipendenti, utenti o soggetti interessati;
d) l’amministrazione aggiudicatrice interessata non ha aggiudicato all’organizzazione un appalto per i servizi in questione a norma del presente articolo negli ultimi tre anni.

3. La durata massima del contratto non supera i tre anni.

4. Il bando e’ predisposto nel rispetto di quanto previsto dal presente articolo.