norme sugli impianti sportivi in Project financing

Redazionale

In tema di impianti sportivi, per l’adeguamento alle norme di sicurezza o per la realizzazione di nuovi impianti, le amministrazioni locali che promuovono iniziative in questo settore e soggetti economici interessati a lavori di appalto, concessioni e ricorso al project financing, si devono adeguare alle norme del codice dei contratti pubblici e le disposizioni a favore degli enti territoriali, contenute nelle leggi in materia finanziaria o iniziative per sostenere gli interventi enti territoriali colpiti da eventi sismici. In particolare, le norme cui fare riferimento sono contenute nel codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50 articolo 23, e il decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 articolo 62.

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Fonte:
– decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Sito di ricerca:
– www.normattiva.it

– www.anticorruzione.it

Argomenti correlati:
– Procedura negoziata

Project financing

– bandi

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Il decreto legge 24 aprile 2017, n. 50 articolo 62.
Questo provvedimento è stato convertito, con delle modificazioni, dalla legge n. 96 del 21 giugno 2017. La parte che riguarda le nuove norme per la realizzazione degli impianti sportivi, in concessione di lavori e procedure di project financing, è l’articolo 62:

DECRETO-LEGGE 24 aprile 2017, n. 50

Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo.

Vigente al: 16-2-2018  

Capo III
Interventi per eventi sportivi

Art. 62
Costruzione di impianti sportivi.

1. Lo studio di fattibilità di cui all’articolo 1, comma 304, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, come modificata dal presente articolo, predisposto ai sensi dell’articolo 23, commi 5, 5-bis e 6, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, può  comprendere, ai fini del raggiungimento del complessivo equilibrio   economico-finanziario dell’iniziativa o della  valorizzazione  del  territorio  in  termini sociali, occupazionali ed economici, la costruzione di  immobili con destinazioni  d’uso  diverse  da  quella  sportiva,  complementari  o funzionali  al  finanziamento o alla  fruibilità dell’impianto sportivo, con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia  residenziale.  Tali immobili devono essere compresi nell’ambito del territorio urbanizzato comunale in aree contigue all’intervento di costruzione o di ristrutturazione dell’impianto sportivo, al cui interno, ove abbia una capienza superiore a 5.000 posti, possono essere realizzati anche alloggi di servizio strumentali alle esigenze  degli atleti e dei dipendenti della società o dell’associazione sportiva utilizzatrice, nel limite del 20 per cento della superficie utile. I suddetti immobili, nel caso di impianti sportivi pubblici, sono  acquisiti  al  patrimonio  pubblico comunale. Lo studio di fattibilità può prevedere la demolizione dell’impianto da dismettere, la sua demolizione e ricostruzione, anche con volumetria e sagoma diverse, ai  sensi  dell’articolo 3, comma 1,  lettere  d)  e  f),  del  testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di  cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nonché la sua riconversione o riutilizzazione a fini sportivi. Laddove si tratti di interventi da realizzare su aree di proprietà pubblica o su impianti pubblici esistenti, per il raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa, lo studio di fattibilità può contemplare la cessione del diritto di superficie o  del diritto di usufrutto su di essi, ovvero la cessione del diritto di superficie  o del diritto di  usufrutto di altri immobili di proprietà  della pubblica amministrazione. Il diritto di superficie e il diritto di usufrutto non possono avere una durata superiore a quella della concessione di cui all’articolo 168, comma 2, del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e comunque non possono essere ceduti, rispettivamente, per più di novanta e di trenta anni.
Nel caso di impianti sportivi  pubblici,  la  conferenza  di  servizi preliminare di cui all’articolo 1, comma 304, lettera a), della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nel rispetto delle procedure di affidamento previste dal codice di cui al decreto legislativo  n.  50  del  2016, esamina comparativamente eventuali istanze  concorrenti  individuando quella da dichiarare  di  interesse  pubblico  e  da  ammettere  alla conferenza di servizi decisoria di cui alla lettera b)  del  medesimo comma 304 dell’articolo 1 della legge n. 147  del  2013.  Il verbale conclusivo della conferenza di servizi preliminare è pubblicato nel sito internet istituzionale del comune  e  nel  Bollettino  Ufficiale della regione.

2. Il progetto definitivo di cui alla lettera b) del comma 304 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, tiene conto delle  condizioni  indicate  in  sede  di   conferenza   di   servizi preliminare, potendo discostarsene solo motivatamente; è redatto nel rispetto delle norme di attuazione del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50;  comprende, ove necessaria, la documentazione prevista per i  progetti  sottoposti  a valutazione di impatto ambientale; è corredato:
a) nel caso di interventi su impianti sportivi privati, di una bozza di convenzione predisposta ai sensi dell’articolo 28-bis, comma 2, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001,    380,  nella quale sia anche previsto che  la realizzazione delle opere  di  urbanizzazione  precede  o  è  almeno contestuale alla realizzazione dei lavori di  ristrutturazione o di nuova edificazione dello stadio;
b) nel caso di interventi su impianti sportivi privati,  di  un piano economico-finanziario che dia conto, anche mediante i ricavi di gestione, dell’effettiva  copertura finanziaria dei costi di realizzazione;
c) nel caso di interventi da realizzare su aree  di  proprietà pubblica  o su   impianti pubblici esistenti, di un piano economico-finanziario asseverato ai sensi dell’articolo 183, comma 9, del codice di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n.  50,  che indichi l’importo delle  spese  di  predisposizione  della  proposta, nonché  di  una  bozza di convenzione con   l’amministrazione proprietaria per la concessione di costruzione  o  di  gestione,  che specifichi,  oltre  all’obbligo della preventiva o contestuale realizzazione delle opere di urbanizzazione, le caratteristiche  dei servizi e della gestione nonché la durata della cessione del diritto di superficie o di usufrutto.

2-bis. La conferenza di servizi decisoria di cui all’articolo 1, comma 304, lettera b), della legge  27 dicembre 2013, n. 147,  si svolge in forma simultanea, in modalità sincrona e, se del caso,  in sede unificata a quella avente a oggetto la  valutazione  di  impatto ambientale. Nel caso di impianti sportivi che anche in parte ricadono su  aree  pubbliche,  il verbale  conclusivo  di  approvazione   del progetto, che è  pubblicato nel  sito  internet  istituzionale  del comune e  nel  Bollettino  Ufficiale  della regione,   costituisce dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera,  comprendente  anche gli  immobili  complementari   o funzionali di cui al comma 1, con eventuali oneri espropriativi  a carico  del soggetto   promotore, e costituisce verifica di compatibilità  ambientale  e  variante  allo  strumento  urbanistico comunale ai sensi e per gli effetti degli articoli 10, comma 1, e  16 del testo unico delle disposizioni  legislative  e  regolamentari  in materia di espropriazione per pubblica utilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.  Nel caso di impianti sportivi privati il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria costituisce, ove necessario, adozione  di  variante allo strumento urbanistico comunale ed è trasmesso al  sindaco,  che lo sottopone all’approvazione  del  consiglio  comunale  nella  prima seduta utile.

3. Lo studio di fattibilità di cui al comma 1, nell’ipotesi di impianti pubblici omologati  per  una  capienza  superiore  a  16.000 posti, può prevedere che a far tempo da cinque ore prima dell’inizio delle gare ufficiali e fino a tre ore dopo la loro conclusione, entro 300 metri dal perimetro dell’area riservata, l’occupazione  di  suolo pubblico  per   attività commerciali  sia  consentita    solo all’associazione o alla società sportiva utilizzatrice dell’impianto sportivo.  In  tal  caso, le autorizzazioni  e  le  concessioni  di occupazione di suolo pubblico già rilasciate  all’interno  di  dette aree restano sospese nella stessa giornata e per lo stesso periodo di tempo, con oneri indennizzatori  a  carico  della  società  sportiva utilizzatrice dell’impianto sportivo, salvi diversi  accordi  tra  il titolare e la medesima società sportiva.  Nell’ipotesi di  impianti sportivi pubblici omologati per una capienza  compresa  tra  5.000  e 16.000 posti, la disposizione del primo periodo si applica entro 150 metri dal perimetro   dell’area   riservata,   restando ferme e impregiudicate la validità  e  l’efficacia  delle  autorizzazioni e delle concessioni di occupazione di suolo pubblico già rilasciate.

4. In relazione agli interventi  da  realizzare  su  aree  di proprietà pubblica o su impianti pubblici  esistenti, il soggetto proponente deve essere in possesso dei requisiti  di  partecipazione previsti dall’articolo 183, comma 8, del codice  di  cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, associando o  consorziando  altri soggetti laddove  si  tratti della società o dell’associazione sportiva utilizzatrice dell’impianto.

5. Si applica l’articolo  125  del  codice  del processo amministrativo, di cui all’allegato 1 annesso al decreto  legislativo 2 luglio 2010, n. 104, alle  controversie  relative  agli  impianti sportivi pubblici omologati per una capienza superiore a 16.000 posti aventi a oggetto:
a) il verbale conclusivo della conferenza di servizi preliminare in caso di istanze concorrenti;
b) il verbale conclusivo della conferenza di servizi decisoria;
c) l’aggiudicazione della concessione.

5-bis. In caso di ristrutturazione o  di  nuova  costruzione  di impianti sportivi con una capienza inferiore a 500 posti al coperto o a 2.000 posti allo scoperto,  è consentito destinare, all’interno dell’impianto sportivo, in deroga agli  strumenti  urbanistici  e  ai regolamenti delle regioni e degli  enti  locali,  fino a 200 metri quadrati della superficie utile ad attività di  somministrazione  di alimenti e bevande, aperta al pubblico nel corso delle manifestazioni sportive ufficiali, e fino a  100  metri  quadrati  della  superficie utile al commercio di articoli e prodotti strettamente correlati alla disciplina sportiva praticata.

5-ter. All’articolo 1,  comma  304,  lettera  a),  della  legge  27 dicembre 2013, n. 147, il periodo: “Lo  studio  di  fattibilità  non può prevedere altri tipi di intervento,  salvo  quelli  strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto  e  al  raggiungimento  del complessivo equilibrio economico-finanziario   dell’iniziativa e concorrenti alla valorizzazione del territorio in termini  sociali, occupazionali ed economici  e comunque con  esclusione della realizzazione  di  nuovi  complessi  di  edilizia  residenziale”   è soppresso.

Deliberazione ANAC n. 1300 del 14 dicembre 2016.
Sulla questione degli impianti sportivi, uso e concessioni, esistono situazioni differenti che l’Agenzia Nazionale Anti Corruzione (ANAC) ha esaminato con una delibera del 14 dicembre 2016; considerata l’importanza di questa deliberazione dell’Agenzia nazionale anti corruzione, riportiamo il testo con la specifica che la fonte è il sito di ANAC:

Delibera  n. 1300 del 14 dicembre 2016

Oggetto: Federazione Italiana  Sport del Ghiaccio (FISG) – Comitato Regionale Piemonte – affidamento della gestione degli impianti sportivi a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs.  50/2016 – richiesta di parere.

AG  50/2016/AP

Art. 164 e 140 d.lgs.  50/2016

La gestione di impianti sportivi con rilevanza  economica, qualificabile quale “concessione di servizi” ai sensi dell’art. 3,  comma 1, lett. vv) del Codice, deve essere affidata nel rispetto delle  previsioni di cui all’art. 164 e seguenti del Codice stesso, con applicazione delle parti I e II del Codice stesso (per quanto compatibili). La gestione degli impianti sportivi privi di rilevanza economica, sottratta alla disciplina delle concessioni di servizi (art. 164, comma 3), deve essere ricondotta nella categoria degli “appalti di servizi”, da aggiudicare secondo le specifiche previsioni dettate dal Codice per gli appalti di servizi sociali di cui al Titolo VI, sez. IV.

Il Consiglio

Visto il decreto legislativo n. 50/2016 e  s.m.i.;
Visto l’appunto dell’Ufficio  Precontenzioso e Affari Giuridici;

Considerato in fatto

Con nota pervenuta in data 30 settembre 2016 ed acquisita al prot. n. 142741, la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio  (FISG) – Comitato Regionale Piemonte – ha sottoposto all’attenzione  dell’Autorità una richiesta di parere in ordine alle modalità di affidamento  della gestione degli impianti sportivi a seguito dell’entrata in vigore del  d.lgs. 50/2016.
In particolare, l’istante ha illustrato le diverse tipologie di impianti sportivi esistenti (distinguendoli tra impianti a rilevanza cittadina e a rilevanza circoscrizionale, impianti a rilevanza economica e privi di rilevanza economica, impianti specialistici e  multidisciplinari, impianti fissi e mobili) ed ha evidenziato che l’odierna  istanza di parere attiene all’individuazione delle modalità di affidamento  della gestione degli impianti a rilevanza economica e privi di rilevanza  economica e degli impianti fissi e mobili sulla base delle previsioni del nuovo  Codice e dell’art. 90, comma 25, della l. 289/2002.
Ha quindi osservato che, rispetto alla disciplina recata dall’art. 30 (concessioni di servizi) del d.lgs. 163/2006, per l’affidamento dei predetti impianti con rilevanza economica dovrebbe trovare applicazione la Parte III (contratti di concessione) del d.lgs. 50/2016, mentre sarebbero esclusi dall’ambito di applicazione del Codice quelli privi di rilevanza economica, secondo le previsioni dell’art. 164, comma 3 del  d.lgs. 50/2016.
L’istante ha aggiunto che mentre per gli impianti fissi valgono le predette considerazioni, occorre definire le modalità  di affidamento degli impianti mobili, intendendosi per tali, gli spazi pubblici  affidati dall’ente locale a terzi per lo svolgimento di manifestazioni o eventi  sportivi in assenza di contributi pubblici.
Alla luce di quanto sopra, la Federazione ha quindi chiesto all’Autorità di chiarire gli aspetti illustrati.

Ritenuto in diritto

Al fine di rendere il richiesto parere, si  osserva preliminarmente che con riferimento all’assetto normativo recato dal  d.lgs. 163/006, l’Autorità ha espresso avviso in ordine all’affidamento della  gestione degli impianti sportivi nel parere sulla normativa del 2 dicembre 2015 – AG 87/2015/AP.
In tale parere è stato chiarito, in primo luogo, con  riferimento alla natura del bene “impianto sportivo”, che esso rientra nella previsione dell’ultimo capoverso dell’art. 826 c.c., ossia in quella relativa  ai beni di proprietà dei comuni destinati ad un pubblico servizio e perciò  assoggettati al regime dei beni patrimoniali indisponibili i quali, ex art. 828 c.c. non possono  essere sottratti alla loro destinazione. Su tali beni insiste, dunque, un vincolo funzionale, coerente con la loro vocazione naturale ad essere impiegati  in favore della collettività, per attività di interesse generale e non vi è  dubbio che la conduzione degli impianti sportivi sottenda a tale tipologia di  attività (Consiglio di Stato n. 2385/2013). La gestione di tali impianti può essere effettuata dall’amministrazione competente oltre che in forma diretta  anche in forma indiretta, mediante affidamento a terzi, individuati in esito ad  una procedura selettiva.
A tal riguardo l’Autorità ha osservato che  l’affidamento a terzi della gestione di un impianto sportivo comunale deve essere  inquadrato nella concessione di  pubblico servizio, pertanto l’ente locale che intenda affidare a  terzi tale gestione è tenuto, ai sensi dell’articolo 30, comma 3, del d.lgs. 12  aprile 2006, n. 163, ad indire una procedura selettiva tra i soggetti qualificati  in relazione al suo oggetto.
L’Autorità ha altresì affermato che l’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 2891 pur mostrando il favor del legislatore per l’affidamento degli impianti sportivi ai soggetti operanti  nel settore dello sport, non consente un affidamento diretto degli stessi ma,  in conformità alle norme ed ai principi derivanti dal Trattato, occorre  procedere ad un confronto concorrenziale tra i soggetti indicati nella stessa disposizione normativa. Detto confronto concorrenziale, secondo le considerazioni svolte, deve essere effettuato nel rispetto delle disposizioni  di cui all’art. 30 del d.lgs. 163/2006.
Passando ad analizzare i quesiti formulati dalla FISG, in ordine alla disciplina dei contratti pubblici oggi dettata dal  d.lgs. 50/2016, si rappresenta quanto segue.
In via  preliminare si osserva che quanto alla natura del bene “impianto sportivo”, la giurisprudenza più recente (Consiglio di Stato sez. V 26/7/2016 n. 3380) conferma il consolidato orientamento (richiamato anche dall’Autorità nel parere sulla normativa sopra citato) a tenore del quale gli impianti sportivi  di proprietà comunale appartengono al patrimonio indisponibile dell’ente, ai  sensi dell’art. 826, ultimo comma, c.c., essendo destinati al soddisfacimento  dell’interesse della collettività allo svolgimento delle attività sportive.
La gestione di tali impianti può essere effettuata dall’amministrazione competente in forma diretta oppure indiretta, mediante affidamento a terzi individuati con procedura selettiva.
A tal riguardo, in ordine alle modalità di affidamento di tale gestione, alla luce delle intervenute  disposizioni del d.lgs.  50/2016, occorre distinguere tra impianti con rilevanza economica ed impianti  privi di rilevanza economica. Laddove gli impianti sportivi con rilevanza economica sono quelli la cui gestione è remunerativa e quindi in grado di produrre reddito, mentre gli impianti sportivi privi di rilevanza economica sono quelli la cui gestione non ha tali caratteristiche e va quindi assistita dall’ente.

Più in particolare «ai fini della definizione della rilevanza economica del servizio sportivo è necessario distinguere tra servizi che si  ritiene debbano essere resi alla collettività anche al di fuori di una logica  di profitto d’impresa, cioè quelli che il mercato privato non è in grado o non  è interessato a fornire, da quelli che, pur essendo di pubblica utilità,  rientrino in una situazione di mercato appetibile per gli imprenditori in  quanto la loro gestione consente una remunerazione dei fattori di produzione e  del capitale e permette all’impresa di trarre dalla gestione la fonte della  remunerazione, con esclusione di interventi pubblici» (TAR Lazio, 22 marzo 2011 n. 2538).

Come evidenziato dalla Federazione istante, nel settore sportivo sussistono diverse tipologie di impianti, distinte per bacino d’utenza, per grandezza, per attività alle  quali sono deputati; pertanto, la redditività di un impianto sportivo deve  essere valutata caso per caso, con riferimento ad elementi quali i costi e le  modalità di gestione, le tariffe per l’utenza, le attività praticate.
In ragione di ciò la gestione dei predetti impianti può essere ascritta alla categoria delle concessioni di servizi se ricorrono gli elementi a tal fine indicati dal legislatore.
Si osserva al riguardo che il d.lgs. 50/2016  definisce la concessione di servizi all’art. 3, comma 1, lett. vv) come «un contratto a titolo oneroso  stipulato per iscritto in virtù del quale una o più stazioni appaltanti  affidano a uno o più operatori economici la fornitura e la gestione di servizi  diversi dall’esecuzione di lavori di cui alla lettera ll) riconoscendo a titolo  di corrispettivo unicamente il diritto di gestire i servizi oggetto del  contratto o tale diritto accompagnato da un prezzo, con assunzione in capo al  concessionario del rischio operativo legato alla gestione dei servizi». Il rischio operativo, come precisato alla successiva lett. zz) è «il rischio  legato alla gestione dei lavori o dei servizi sul lato della domanda o sul lato  dell’offerta o di entrambi, trasferito al concessionario. Si considera che il concessionario assuma il rischio operativo nel caso in cui, in condizioni  operative normali, non sia garantito il recupero degli investimenti effettuati  o dei costi sostenuti per la gestione dei lavori o dei servizi oggetto della  concessione. La parte del rischio trasferita al concessionario deve comportare una reale esposizione alle fluttuazioni del mercato tale per cui ogni  potenziale perdita stimata subita dal concessionario non sia puramente nominale  o trascurabile».
Il Codice dedica alle concessioni (di lavori e) di servizi la Parte III, prevedendo per le stesse una specifica disciplina, così introducendo un regime  differente rispetto alle previsioni del d.lgs. 163/2006 che escludeva, all’art.  30, l’applicabilità del Codice per le concessioni di servizi e prevedeva la scelta del concessionario nel rispetto dei  principi desumibili dal Trattato e dei principi generali relativi ai contratti  pubblici.
Il d.lgs. 50/2016 prevede, ora, all’articolo 164, comma 2, che alle procedure di aggiudicazione di contratti di concessione di lavori  pubblici o di servizi si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni  contenute nella parte I e nella parte II, relativamente  ai principi generali, alle esclusioni, alle modalità e alle procedure di affidamento, alle modalità di pubblicazione e redazione dei bandi e degli avvisi, ai requisiti generali e speciali e ai motivi di esclusione, ai criteri  di aggiudicazione, alle modalità di comunicazione ai candidati e agli  offerenti, ai requisiti di qualificazione degli operatori economici, ai termini  di ricezione delle domande di partecipazione alla concessione e delle offerte,  alle modalità di esecuzione. Il successivo comma 3 specifica inoltre che «I  servizi non economici di interesse generale non rientrano nell’ambito di  applicazione della presente Parte».
Dunque, ove la gestione di impianti sportivi possa essere qualificata in termini di  “concessione di servizi” secondo le indicazioni fornite dall’art. 3 del Codice,  la stessa dovrà essere aggiudicata nel rispetto delle parti I e II del Codice  stesso (per quanto compatibili).
Nel caso in cui gli impianti siano privi di rilevanza economica (nel senso in precedenza indicato), come chiarito  dal comma 3 dell’art. 164, l’affidamento non può avvenire in applicazione delle  disposizioni dettate per le concessioni dalla Parte III del Codice.
Conseguentemente occorre chiarire se in tali casi debba trovare applicazione la disciplina in tema di appalti di servizi o se, invece, debba essere esclusa l’applicazione del Codice, come ipotizzato dall’istante sulla base del tenore letterale del citato art. 164, comma 3.
A tal fine occorre sottolineare che, secondo  il “vocabolario comune per  gli appalti pubblici (CPV)” (Reg. (CE) n. 2195/2002, come mod. dal Reg. (CE) n. 213/2008), il codice CPV “92610000-0” è riferito ai “Servizi di gestione di impianti sportivi”. Detto CPV è attualmente  ricompreso nell’Allegato IX (Servizi di cui  agli articoli 140, 143 e 144) del d.lgs. 50/2016, nella categoria  “servizi amministrativi, sociali, in materia  di istruzione, assistenza sanitaria e cultura”.
Si tratta, pertanto, di un appalto di servizi poiché oggetto dell’affidamento è la gestione dell’impianto sportivo, quale servizio reso per  conto dell’amministrazione ed in assenza di rischio operativo (secondo le  definizioni contenute nell’art. 3 del Codice).
Discende da quanto sopra, che la gestione degli impianti sportivi privi  di rilevanza economica, sottratta alla disciplina delle concessioni di servizi,  deve essere ricondotta nella categoria degli  “appalti di servizi”, da aggiudicare secondo  le specifiche previsioni dettate dal Codice per gli appalti di servizi sociali di cui al Titolo VI, sez. IV.
Resta ferma, inoltre, la disciplina di cui all’art. 36 per gli  affidamenti di importo inferiore alle soglie di cui all’art. 35.
Si ritiene pertanto, che a seguito  dell’entrata in vigore del nuovo Codice, che ha dettato una specifica disciplina per le concessioni di servizi e che ha incluso la “gestione degli  impianti sportivi” nell’Allegato IX del Codice, quale appalto di servizi, debba  ritenersi superata e non più applicabile la previsione di cui all’art. 90,  comma 25 della l. 289/2002, sopra richiamato, dettata in un differente contesto  normativo.
Infine, per quanto riguarda la distinzione tra affidamento della gestione degli  impianti sportivi fissi e degli impianti sportivi mobili, evidenziata  dall’istante, confermando per i primi le considerazioni svolte in precedenza,  con riferimento agli impianti mobili (definiti come spazi pubblici concessi  dall’ente per lo svolgimento di manifestazioni o eventi sportivi), sembra  opportuno sottolineare, in linea generale, che i servizi sportivi (CPV 92600000-7),  i servizi connessi allo sport (CPV 92620000-3), i servizi di promozione di  manifestazioni sportive (CPV 92621000-0) e i servizi di organizzazione di  manifestazioni sportive (CPV 92622000-7), sono inclusi, come i servizi di “gestione  degli impianti sportivi” nell’Allegato IX del d.lgs. 50/2016,  pertanto gli stessi, quali appalti di servizi, devono essere affidati nel  rispetto delle disposizioni del Codice sopra richiamate.
Nel caso in cui l’ente debba concedere esclusivamente l’uso di spazi pubblici per consentire lo svolgimento di eventi, tale fattispecie non rientra nell’ambito di applicazione del Codice, ma  costituisce una concessione amministrativa di beni pubblici, da affidare  comunque con procedura ad evidenza pubblica, nel  rispetto dei principi comunitari di trasparenza,  di concorrenza, di parità di trattamento e di non discriminazione (Corte  dei conti, parere n. 4/2008, Cons.  Stato, sez. VI, 30.09.2010, n. 7239; Cons. Stato, sez. VI, 25.01.2005, n. 168).

In base a quanto sopra considerato, 

Il Consiglio

approva la presente deliberazione.

1 Ai sensi dell’art. 90 (Disposizioni per l’attività sportiva dilettantistica),  comma 25, della l. 289/2002 « Ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui  all’articolo 29 della presente legge, nei casi in cui l’ente pubblico  territoriale non intenda gestire direttamente gli impianti sportivi, la  gestione è affidata in via preferenziale a società e associazioni sportive  dilettantistiche, enti di promozione sportiva, discipline sportive associate e  Federazioni sportive nazionali, sulla base di convenzioni che ne stabiliscono i  criteri d’uso e previa determinazione di criteri generali e obiettivi per  l’individuazione dei soggetti affidatari. Le regioni disciplinano, con propria legge, le modalità di affidamento».

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nota della redazione:
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